I libri: preziosi oggetti che accompagnano la nostra vita sin dalle sue prime fasi, anche di materiali non cartacei, più o meno scritti, variamente illustrati, dalle storie coinvolgenti.

Un bambino cui sia negato il piacere della lettura di un libro è un bambino privato di un diritto, quello di essere partecipe di una narrazione, di lasciarsi coinvolgere da un testo, di stupirsi davanti alle immagini, di comunicare le proprie emozioni.

Una tale consapevolezza non può non essere supportata dalla ricerca di nuove strategie, per permettere a tutti i bambini, non uno di meno, di godere del piacere offerto da un libro.

Partendo dal presupposto che la CAA (comunicazione alternativa aumentativa) sia la via maestra per aiutare ogni bambino, impedito da un linguaggio verbale non adeguato, “ad esprimere bisogni, idee, emozioni, di raccontare e raccontarsi…”, si è voluto andare oltre, pensando di tradurre in immagini adeguate dei libri, per permettere ad ogni bambino di “leggere” un libro, gustandone la forza comunicativa, “cercando tuttavia di mantenere sempre la magia che ogni libro può racchiudere e cioè la capacità di regalare emozioni”.

Quelle riportate tra virgolette sono le risposte ad un’ intervista fatta ad un tutor del corso organizzato dall’ associazione Genitori per l’ Inclusione Sociale, per la “traduzione ” di libri in simboli.

I corsisti sono stati accompagnati, da docenti affiancati da tutor esperti, a scoprire le tecniche di scrittura in simboli, di riduzione e traduzione di un libro, le modalità di impaginazione, di gestione delle immagini, l’ uso di software, di quanto, in sintesi, serva per produrre un “libro finito”, pronto per la stampa.

Non sono mancati momenti, programmati, di confronto, di analisi del percorso, di messa a punto di supervisione online, per utilizzare tale metodo nelle successive supervisioni.

Da questo corso è emerso un mondo altro della comunicazione, un mondo distante da quello cui siamo soliti riferirci, un mondo che emoziona.

L’ intervista ad una corsista ha rivelato una persona talmente consapevole del senso del proprio lavoro, da voler costantemente migliorarlo, per essere sempre più capace di rispondere ai bisogni con cui si confronta quotidianamente.

A lei il compito di comunicare a bambini disabili o di altra lingua, ospedalizzati, quanto dovrà loro accadere dal momento del ricovero all’ intervento che dovranno subire.

E’ come se ci si fosse spalancata  una finestra su un mondo sconosciuto, un mondo a cui spesso non si pensa, ma che esiste e che va supportato.

Per farlo ci sono persone che ogni giorno, con competenza e delicatezza, aiutano persone fragili in un momento ancor più fragile della propria esistenza, ad essere consapevoli e quindi meno spaventate dalla realtà, grazie alla comunicazione aumentativa alternativa.

Tante diverse sensibilità, differenti professionalità, mosse da motivazioni che vengono dall’ anima e da interessi profondi, non possono non produrre risultati apprezzabili e sempre più adeguati a rispondere ai bisogni delle persone più fragili.

Anche la lettura adeguata d’ un libro servirà, a queste, a godere della bellezza della storia, della piacevolezza delle illustrazioni e dello scambio di emozioni tra chi legge e chi ascolta, fondamento di ogni relazione significativa e della gioia di vivere.

Le immagini utilizzate si riferiscono al corso APPmania organizzato a gennaio 2017 presso lo Spazio Gerra di Reggio Emilia da GIS (Genitori per l’Inclusione Sociale).

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