Reggio Emilia città della Bellezza dunque, la bellezza intesa come diritto universale, anzi, “costituzionale”, per riprendere un affermazione del presidente della Regione Bonaccini.

Il diritto alla bellezza è stato l’argomento della giornata del 5 maggio in via Gioia 24, il diritto alla bellezza per tutte le persone, in particolare per le più fragili:

la bellezza dei luoghi di cura, di formazione, di lavoro, di incontro, la bellezza degli spazi cittadini resi finalmente accessibili a tutti, la bellezza delle relazioni positive, delle emozioni, degli abbracci, la bellezza dell’arte nelle sue diverse espressioni, la bellezza di sentirsi persone realizzate anche se particolarmente fragili.

Tante le persone convenute e ritrovatesi attorno a tavoli di lavoro, disposte a mettersi in gioco e a lanciare idee, formulare proposte, anche apparentemente utopistiche, a credere di poter trasformare i pensieri in sostanza.

Artisti e creativi, esponenti del mondo del lavoro e dell’ associazionismo, singoli cittadini, amministratori, hanno declinato secondo diverse modalità il concetto di bellezza, fino a farne un Manifesto, sottoscritto da ognuno di loro.

Solo da Reggio Emilia, città particolarmente sensibile ai problemi delle persone, poteva uscire un “Manifesto del diritto alla Bellezza“, a riprova della vocazione alla vicinanza propositiva anche alle persone più fragili.

Qui un video con la lettura del Manifesto.

Solo da una città “senza barriere” potevano scaturire idee di inclusione sociale e lavorativa, sempre basate sul principio che la bellezza deve contaminare ogni momento della vita di ciascuno, comune esigenza primaria, un diritto essenziale.

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