CAMPAGNA-AUTISMO

“Io sono Sara”: una giovane donna di 22 anni con due bellissimi occhi verdi.

Sara comunica con gli occhi, con gli sguardi e con il suo corpo, ma questo non è sufficiente per creare relazioni con le persone che troppo spesso sono abituate a comunicare solo con la parola  e non hanno la capacità di andare oltre a tale modalità di relazionarsi con gli altri.

Sara “ha bisogno di essere vista”: solo guardandola o meglio, osservandola, si riesce a capire come sta, se una cosa le piace oppure no, cosa desidera fare, dove vuole andare.

Ancora troppo spesso chi non usa la parola per comunicare è considerato incapace di esprimersi, di comprendere, di dire la sua: fortunatamente non è cosi e, come ci racconta la mamma di Sara, lei ce lo dimostra tutti i giorni.

E se nessuno la guarda cosa succede?

Sara si isola, rifugiandosi nel suo mondo, adottando tutti quei movimenti apparentemente strani che le danno sollievo dall’indifferenza del mondo. E come darle torto: a chi piacerebbe stare in un mondo che non ti ascolta.

Sara ama la tranquillità e ha bisogno di tempo per fare le cose: le devi ripetere 2 o anche 3 volte, con calma e semplicemente. La fretta non è sua amica e solo con la chiarezza e la pacatezza Sara riesce a capire e a farsi capire.

L’impazienza che caratterizza la vita quotidiana di tutti non aiuta… non si ha mai tempo, mentre Sara ha bisogno di quel tempo che per tanti è così difficile trovare.

La vita sociale è per Sara molto difficile: come racconta la mamma, anche nelle situazioni più comuni come una passeggiata o una cena tra amici, le persone difficilmente si fermano a relazionarsi con la figlia.

Il CIAO è d’obbligo, ma nulla di più e la conversazione si sposta inevitabilmente tra genitori. La vita sociale di Sara dipende dalla vita sociale dei suoi genitori.

In casa se viene un ospite e parla solo con la madre, Sara va in un’altra stanza e non ha più in nota nessuno: come darle torto, tu non faresti lo stesso?

Sara richiede tempo, pazienza, dedizione, amore… sono richieste naturali che ognuno di noi legittimamente ha. Nel caso di Sara però sono ancor più importanti: per relazionarsi con il mondo lei ne ha davvero bisogno.

Sara però è anche capace di dare e di insegnare:

“La cosa più importante che ho imparato in questi 22 anni con Sara è che tutti devono avere la possibilità di migliorare e di crescere, e tutti i giorni noi genitori lavoriamo per raggiungere questo obiettivo e per poter garantire ai nostri figli la migliore qualità di vita” – mamma di Sara.

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