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L’arte strumento del sociale: IO SONO DUBUFFET

La Fondazione Palazzo Magnani e Reggio Emilia Città Senza Barriere, cogliendo l’occasione imperdibile dalla mostra su Jean Dubuffet, L’arte in gioco, a Palazzo Magnani dal 17/11 al 03/03/2019, propongono a operatori e ospiti dei servizi a favore di persone disabili della città, un percorso innovativo e sperimentale per rimettere l’arte al servizio delle tematiche e dell’agire sociale, con il duplice intento di poter fruire della bellezza delle opere d’arte esposte in mostra, ma anche, al tempo stesso, di poter riappropriarsi dell’arte come strumento istintivo e simbolico dell’uomo per esprimere e riflettere sulla propria condizione individuale e sociale.

Il percorso proposto mira a intrecciare esperienze, sguardi, linguaggi per poter essere non solo fruitori, ma anche generatori di bellezza, ciascuno con una propria poetica, ma tutti indistintamente portatori d’incanto.

Hanno partecipato circa un centinaio di persone con disabilità attraverso il coinvolgimento degli operatori di 11 centri diurni, residenziali, socio occupazionali, un centro diurno per disabili minorenni e una struttura residenziale per pazienti con patologie neuropsichiatriche.

“Dubuffet fu un autentico homme-orchestre – affermano Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger, curatori della mostra – un artista-alchimista nel senso più antico del termine, per il quale l’arte viene ad estendere il reale, viene a rendere visibile l’invisibile.”

Lo stesso Dubuffet conia nel 1945 il termine Art Brut, realizzando la prima collezione al mondo designata con tale nome, per identificare quella “forma di espressione artistica spontanea, scoperta dall’artista negli ospedali psichiatrici, propria di quei talenti che, privi di una formazione accademica, sono posseduti da un istinto creatore puro e talvolta ossessivo”. In mostra, a cura di Giorgio Bedoni, è presente una sezione dedicata all’Art Brut e all’esperienza del Gugging Munseum di Vienna.

Attraverso materia, spirito, musica, suoni inediti e lo jargon, video musicali e dischi, ma anche cartapesta, fango, scenografie e costumi, si può scoprire una poliedricità di stimoli e sguardi che consentono a ciascuno di poter essere, un po’, Dubuffet.

Io sono Dubuffet è il titolo, provocatorio, di un format laboratoriale pensato per risvegliare quell’espressività di cui ciascuna persona è intrisa, quel nodo vitale istintivo e ossessivo generatore di creatività, che rende liberi i pensieri e le emozioni, prescindendo dalle differenti abilità di ciascuno.

Io sono Dubuffet è una proposta rivolta in particolare agli utenti e agli operatori dei Servizi Socio-Riabilitativi e occupazionali della città, che abbiano voglia di avvicinarsi a nuovi approcci e a nuovi lessici, dove l’esplorazione e la scoperta va oltre la mostra per spingersi in una ricerca individuale e collettiva che vuole utilizzare l’Arte come strumento per conoscere la realtà e individua nel fare insieme, operatori e ospiti, un metodo d’indagine e osservazione.