I luoghi in cui la nostra  vita si dipana diventano, nel tempo, immagine di noi.

Li segniamo con oggetti personali, li modifichiamo a nostra misura, li permeiamo, quasi, dei nostri pensieri.

Quando, poi, dobbiamo lasciarli, non è mai una scelta indolore.

Sappiamo, magari, che si andrà ad abitare un luogo più bello, anche più adeguato ai nostri bisogni, ma il distacco ci toglie la sicurezza delle consuetudini, l’ abitudine a particolari per noi significativi, l’ immaginarsi là e non altrove.

Eppure, un cambiamento può offrire nuovi spunti alla propria vita, ne può migliorare la qualità, può stimolare il crescere di nuove competenze, nuove relazioni.

Di tutto ciò si è certamente tenuto conto nel decidere il trasferimento  del Centro diurno Anemos ad una nuova sede, più accogliente, ben arredata, con spazi ben definiti, presso l’ ex Maffia, in viale Ramazzini 33.

Confrontando le foto della ” vecchia ” sede con l’ attuale, si percepisce un’ idea di modernità, di apertura, di coinvolgimento, quel coinvolgimento che c’ è stato, in primo luogo, con i familiari degli ospiti nell’ attuare tale decisione.

Serve delicatezza di fronte ad equilibri delicati, ma con la stessa delicatezza si può far sì che cambiare sia fonte di gioia e non di disagio, che gli ambienti di vita siano diversificati per le differenti esperienze, perché le persone, orientandosi al loro interno, crescano nell’ autonomia personale e nella consapevolezza di sé, consapevolezza, anche, di essere in un luogo accogliente, piacevole, stimolante e quindi arricchente.

Ma, come in tutti i trasferimenti, ogni ospite del CTO ha voluto portare con sé oggetti personali, ricordi, raccogliendoli in una valigia.

Le immagini fotografiche  di quelle valigie pronte per il trasloco, contrassegnate dalle foto di chi le ha preparate, parlano di preziosi involucri di pensieri, sogni, emozioni.

Saranno inoltre oggetto di una mostra, in occasione di Fotografia Europea, presso una valigeria del centro storico della nostra città, a testimonianza di un modo altro di intendere il viaggio, il viaggio verso mete interne ad ogni essere umano e pertanto ancor più degno d’ essere vissuto.

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