Ci sono luoghi della nostra città che nell’immaginario collettivo sono, o meglio, erano simbolo di esclusione, disagio, sofferenza.

Un alto muro separava l’ Istituto San Lazzaro dalla città.

Nei vari padiglioni, il Buccola, il Golgi, il Bertolani…, si dipanavano storie infelici di esistenze altrettanto infelici.

Eppure Reggio Emilia fu fra le prime città italiane a smantellare la propria cittadella manicomiale, per trasformare il San Lazzaro in altro, in un luogo di cura, di prevenzione, di recupero, fino a farne sede di un Campus universitario e, in questi giorni, di una “Palestra sotto il cielo“.

Una festa ha inaugurato, il 13 luglio, questa nuova realtà, voluta dal Comune, dall’ AUSL di Reggio Emilia e dall’Università di Modena e Reggio, e realizzata tramite una collaborazione  partecipata con CRIBA, Reggio Emilia Città Senza Barriere, UISP e CONI, CSI e GIS, Cooperativa L’ Ovile, Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, Centro Sociale Venezia, Luoghi di prevenzione, Liceo Artistico Chierici ed Istituto Tecnico Secchi, per favorire l’ attività motoria  e la pratica sportiva  di quanti frequentino, a vario titolo, gli spazi del Campus  San Lazzaro:

studenti, adulti, anziani, cittadini di qualsiasi età ed abilità.

La progettazione, frutto della sinergia di vari attori, ha voluto, in modo particolare, rendere quel luogo inclusivo, abbattendo barriere con il prevedere soluzioni idonee ad accrescere il livello di accessibilità, di autonomia, di inclusione di quel contesto.

Quello spazio è stato ri-pensato per il tempo libero, per favorire il benessere di quanti lo frequenteranno, con attenzione alla sostenibilità dell’ intervento ed alla bellezza degli arredi, delle strutture, degli spazi.

Una palestra all’ aperto gratuita e accessibile, dove praticare attività fisica e socializzare.

Si tratta dell’ inizio di un percorso, che proseguirà con altri interventi mirati,  che ora può vantare la sua unicità:

una palestra che ha come soffitto il cielo, come pareti alberi secolari, come pavimento prati e viottoli, con attrezzature studiate anche per persone disabili e contrassegnate da modalità di comunicazione aumentativa alternativa, in un contesto storico a ridosso del centro cittadino, in un’ oasi di verde ancora conservata nella sua integrità.

 

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